Quasi prozia
Prove tecniche di nonnità. Una mia cara giovane amica aspetta un bebè. Che dire a una coppia di giovani di belle speranze con l’età giusta, un tetto sulla testa e un lavoro, precario e scombinato (come tutti quelli che oggi si offrono ai giovani), nel momento in cui decidono di riprodursi, se non " auguri! "? In realtà io non sono preoccupata per loro, semmai per me, che pure in tutto questo ho un ruolo di alta marginalità. Il fantasma rimosso della nonnità, che pure nel giro di una manciata di anni dovrò affrontare in prima persona, si aggira nei meandri delle mie sinapsi, facendomi altalenare tra la prospettiva di una gioia esplosiva e il rifiuto della presa d’atto, palese e incoercibile, del trovarmi prossimamente in prima linea, a fronteggiare l’incontrovertibile realtà: io, proprio io diventerò la matriarca, la più agée della famiglia nucleare, quella che per prima andrà in trincea e lotterà inutilmente contro l’entropia fisica e mentale. Io, che sto vivendo la mia seconda adolescenza, che ogni giorno cerco di far uscire dalle scorie una me stessa più somigliante all’originale nascosto, che mi sono laureata dieci minuti fa, che devo ancora vedere quasi tutto il mondo, come posso identificarmi nella nonnina che racconta le favole? Certo la mia generazione, quella dei baby boomers che tutti aspettano al varco per vedere come invecchieranno, dovrà inventare anche qui un nuovo modo di essere, un ruolo modificato che concilii tradizione e peterpanismo. Nel frattempo consideratemi però quasi prozia.
Intanto allenete a fare la prozia ar passo coi tempi – che se ni ci racconti cappuccetto rosso ai protonipoti quelli oggi ti ridono in faccia! Poi un' si è mica solo parenti eh, si è parenti a tratti.
Chi si vede, Zaub! Hai ragione, oggi si è tutto a tratti, però io sono di natura viscerale e se faccio la prozia il pupo se ne accorge.