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Buoni propositi

Un blog famoso ha chiesto al commentarium cosa desidera per il 2011. Riporto i miei desideri:

Perdere il dieci percento del peso corporeo senza smontarmi
imparare a stare a galla
aiutare i miei figli a staccarsi da me e ad andare via
accettare la nonnità quando sarà
combattere per passare al meglio gli anni di lavoro che restano
costruirmi una pensione decente
ballare
andare alla festa di compleanno di mia sorella da strafiga
conservarmi le amicizie nuove
pedalare
aver tempo per hobbies scemi
rinverdire il conto in banca
uscire dalla città
ridere

 

ROSALIO

"Io, cioè noi persone normali, noi rispettosi della legge, delle regole, noi che abbiamo studiato col sacrificio di genitori semplici impiegati e casalinghe, noi che abbiamo fatto il militare, che siamo riusciti a vincere un concorso in un Paese come l’Italia così pieno di vizi sempre auto-assolti, noi che paghiamo le tasse, che non possiamo andare in pensione perché man mano che avanziamo con l’età ci spostano il limite sempre un po’ più avanti, noi che ci siamo trovati un Paese razziato dai furbi, noi che non abbiamo avuto un cognome da spendere, che non siamo stati tutelati da un potente o prepotente disposto a elemosinarci protezione, noi che eravamo giovani quando ancora si privilegiava gli anziani e che da anziani ora dobbiamo lasciare passare i giovani, noi che abbiamo sempre votato pensando prima al dovere del voto e poi al diritto, noi che abbiamo donato tempo ed energie al lavoro per via di un’etica ma che abbiamo visto premiare gi stolti, gli incompetenti, i furbi, i prepotenti, gli scansafatiche, i delinquenti, i falsi invalidi, i falsi poveri, i falsi stranieri, i falsi lavoratori, i falsi sindacalisti, i falsi politici, i falsi giudici, noi che siamo stati perseguitati per un divieto di sosta o per il canone rai mentre governi e governatori sguazzavano tra puttane e sputtanamenti, noi che consumiamo cultura come auspicano gli ignoranti, noi che paghiamo tutto senza avere gratuità, noi che spendiamo con sacrificio 15 o 50 euro per il cinema o il teatro togliendoli da uno stipendio di 1.200 mentre chi ne preleva 120.000 dalle risorse pubbliche gode di gratuità in ogni dove, per vedere, sentire, viaggiare, mangiare, far toilette, spedire e persino fare l’amore, come lo chiameremmo noi e come non potranno mai chiamarlo loro."

Questo brano di Giampiero Finocchiaro è tratto dal blog Rosalio e racconta la realtà di un palermitano a Parigi che si ritrova ancora una volta identificato con la mafia e si ribella all’idea, ma trovo possa essere facilmente condiviso, in tutto o in parte, anche da molte persone della mia generazione.

 

 

Un’oca che guazza nel fango,
un cane che abbaia a comando,
la pioggia che cade e non cade
le nebbie striscianti che svelano e velano strade…

Profilo degli alberi secchi,
spezzarsi scrosciante di stecchi,
sul monte, ogni tanto, gli spari
e cadono urlando di morte gli animali ignari…

L’autunno ti fa sonnolento,
la luce del giorno è un momento
che irrompe e veloce è svanita:
metafora lucida di quello che è la nostra vita…

L’autunno che sfuma i contorni
consuma in un giorno più giorni,
ti sembra sia un gioco indolente,
ma rapido brucia giornate che appaiono lente…

Odori di fumo e foschia,
fanghiglia di periferia,
distese di foglia marcita
che cade in silenzio lasciando per sempre la vita…

Rinchiudersi in casa a aspettare
qualcuno o qualcosa da fare,
qualcosa che mai si farà,
qualcuno che sai non esiste e che non suonerà…

Rinchiudersi in casa a contare
le ore che fai scivolare
pensando confuso al mistero
dei tanti "io sarò" diventati per sempre "io ero"…

Rinchiudersi in casa a guardare
un libro, una foto, un giornale
e ignorando quel rodere sordo
che cambia "io faccio" e lo fa diventare "io ricordo"…

La notte è di colpo calata,
c’è un’oscurità perforata
da un’auto che passa veloce
lasciando soltanto al silenzio la buia sua voce…

Rumore che appare e scompare,
immagine crepuscolare
del correre tuo senza scopo,
del tempo che gioca con te come il gatto col topo…

Le storie credute importanti
si sbriciolano in pochi istanti:
figure e impressioni passate
si fanno lontane e lontana così è la tua estate…

E vesti la notte incombente
lasciando vagare la mente
al niente temuto e aspettato
sapendo che questo è il tuo autunno…
che adesso è arrivato…

(Autunno – Francesco Guccini)

 

BENE DA MORIR

Per tutti quelli che pensano che i femminicidi messi in atto da ex mariti o ex fidanzati siano dettati da amore frustrato, voilà la notizia del giorno (da Repubblica):

Giovane pugile lasciato dalla fidanzata
si vendica massacrando una passante

Quasi prozia

Prove tecniche di nonnità. Una mia cara giovane amica aspetta un bebè. Che dire a una coppia di giovani di belle speranze con l’età giusta, un tetto sulla testa e un lavoro, precario e scombinato (come tutti quelli che oggi si offrono ai giovani),  nel momento in cui decidono di riprodursi, se non " auguri! "? In realtà io non sono preoccupata per loro, semmai per me, che pure in tutto questo ho un ruolo di alta marginalità. Il fantasma rimosso della nonnità, che pure nel giro di una manciata di anni dovrò affrontare in prima persona, si aggira nei meandri delle mie sinapsi, facendomi altalenare tra la prospettiva di una gioia esplosiva e il rifiuto della presa d’atto, palese e incoercibile, del trovarmi prossimamente in prima linea, a fronteggiare l’incontrovertibile realtà: io, proprio io diventerò la matriarca, la più agée della famiglia nucleare, quella che per prima andrà in trincea e lotterà inutilmente contro l’entropia fisica e mentale. Io, che sto vivendo la mia seconda adolescenza, che ogni giorno cerco di far uscire dalle scorie una me stessa più somigliante all’originale nascosto, che mi sono laureata dieci minuti fa, che devo ancora vedere quasi tutto il mondo, come posso identificarmi nella nonnina che racconta le favole? Certo la mia generazione, quella dei baby boomers che tutti aspettano al varco per vedere come invecchieranno, dovrà inventare anche qui un nuovo modo di essere, un ruolo modificato che concilii tradizione e peterpanismo. Nel frattempo consideratemi però quasi prozia.

 

 

 

 

 

Quant’è strano arrivare nella piazza, guardarsi attorno, alzare la testa a salutare le terrazze, i gazebo, le palme, sapendo che da domani non potrò più. Niente sampietrini sconnessi, niente vetrine di negozi ancora chiusi, niente piccolo antiquario con le ceramiche che mi piacciono tanto. Niente pranzetti alla buona, qui e là, scegliendo ogni giorno un posto diverso. Niente fiume, niente pietre barocche, niente gabbiani che scendono audaci a un metro da terra, niente cipressi ed edera sui muri romani, niente marmi bianchi che risuonano sotto i tacchi. Il futuro è un foglio vuoto che si riempirà di storie un po’ più ordinarie, un po’ più banali, un po’ più grigie. Domani parto per la nuova destinazione, piccolo universo concentrazionario dove abbondano solo spazio e luce. Niente è garantito, nemmeno le pulizie. Tra poco dei nerboruti giovanotti verranno a imballare le mie cose e domani questa scrivania prenderà il volo e io con lei. Bisogna accogliere il cambiamento, si dice, ma da quasi cinque anni questo posto era un po’ casa, una casa che qui non ci sarà più.

neve a roma

Già si annuncia la primavera con le sue mimose fiorite e le prime pratoline, incredibilmente il cielo dopo tanta pioggia è azzurro e a me MI girano come elicotteri. A parte che passare quarantottore con i fili dappertutto e un apparecchietto che ti strizza il braccio e non ti fa dormire non è il massimo. A parte che come al solito la realtà domestica è attribuibile a una massaia impazzita stile Stephen King. A parte tutto mi hanno cambiato il portiere dopo un ventennio di pax condominiale. E passi. Il volenteroso magrebino sostituto è in prova e penso che per avere l’assunzione sarebbe disposto a sventolarci con i flabelli di piume. Ma nel frattempo, dopo quattro anni di (relativa) pace lavorativa dovuta alla intelligente presenza di due (in successione) capi competenti e umanamente apprezzabili, ora abbiamo finalmente L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI. Sembrano come noi, piccoli, rubizzi e sorridenti, in realtà nascondono una serie di spiacevoli caratteristiche che piano piano vengono alla luce e sconquassano le mie poche certezze. Finalmente anche io avrò la mia dose di disinteresse/protervia/misoginia/plebeapampanizzaconisoggettipiùimprobabili. E per completare il quadretto, signori si cambia, e tra breve saremo fuori dalle balle da questa sede per accedere alle delizie della deportazione in una oscura e malfrequentata sede periferica. Ci sarà qualcosa che funziona, direte voi. Ebbene sì, il naso. Il mio naso affina le sue capacità a scapito delle mie tasche. Presto sarò una barbona sotto i ponti, però profumatissima.

marzipan